Silenzio

Più degli insulti, più degli sguardi torvi, più di gesti maleducati può la forza di uno sguardo quieto in un attimo di silenzio. Nel silenzio risiede il più grande potere. Attraverso di esso si ferma la frenesia e si comprende ciò che si è. Il silenzio è segno di rassegnazione al dolore ma anche gusto della massima gioia. Le emozioni più grandi vivono dentro di noi e non sono esprimibili se non dall'assoluto vuoto sonoro. Troppo grandi per le poche azioni che possiamo compiere, restano in noi cullate da una carezza silenziosa.

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L'amore condannato
L'amore vero è condannato ad essere radicale. Deve scavalcare anche quello per i familiari. Solo chi ha tale amore è degno di Dio. Nel Vangelo di Matteo, per tre volte in poche righe, si replica la frase "essere degni di me" con una grande ostinazione che riporta alle parole del centurione ricordate in ogni celebrazione eucaristica: "O Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto". In effetti, chi può dirsi meritevole di dare asilo al Signore? Basta uno sguardo concreto alla vita di ognuno di noi per comprendere la nostra modestia e i nostri vizi.
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Pasolini e il Vangelo secondo Matteo

Vi sono registi dei quali è impossibile parlare, per cercare di capirne le opere, senza conoscerne la vicenda umana. Probabilmente Pier Paolo Pasolini è quello a cui meglio si addice questa affermazione. Artista versatile, dallo sguardo sempre critico ed attento, nonché uomo di profondissima cultura, sensibilità ed impegno politico e civile, Pasolini è giustamente considerato uno dei maggiori intellettuali italiani del secolo scorso. Una figura di spicco della nostra cultura, che ha sempre guardato molto lontano con le sue opere e la sua estetica, al punto che, ancora oggi, a più di trenta anni dalla sua tragica e misteriosa morte, non tutto è stato completamente compreso e recepito del suo pensiero.

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Amare Tavolara
Sono arrivato in Sardegna per scalare sotto il sole di mezzogiorno le balze arroventate di granito rosso. Per respirare vento fresco di maestrale. Per abbassare lo sguardo dalla cima delle taglienti colline di Gallura sulle pietre battute dal vento e sentirle cantare nel silenzio. Per ricevere in premio la vista di Tavolara, crestata di antiche lame bianche, affogata nel celeste e nel blu, circondata dalle sue sorelle, le isole più belle del mondo.
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Tutto vive nei suoi occhi
Stare da solo mi ha sempre fatto bene. Anche adesso, stanotte, qui a Berlino, sono in cerca della mia quiete. Sono uscito a guardare il cielo bianco sotto una pioggia ghiacciata che bucava la pelle. Ho continuato a rimuginare su tutto. Non respiro; non ho pace. Mi sento sventurato sotto un cielo che si muove veloce spinto da un vento feroce e gelido. Ha passeggiato ancora dentro la mia testa stanotte. D'improvviso, come un rapace, è precipitata dall'alto e mi ha strappato  dalle mani l'ultima scheggia di serenità. Si è fermata, per un attimo, mi ha fissato col suo sguardo perduto ed è fuggita. Come sempre. Lei è tutto quello che desidero. Tutto quello di cui ho veramente bisogno. Tutto vive nei suoi occhi.
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Stella della notte
Stanotte ho camminato a lungo da solo, randagio, per le strade della mia antica, amata città dove sono nato e dove ho trascorso la giovinezza e gli amori incoscienti. Ho seguito ancora la mia Stella. Non è stato facile convincermi a farlo ma sono riuscito a passare sotto le tue finestre. Sotto quelle stanze dove tu non vivrai più ma che, dentro di me, resteranno sempre la tua casa. Busserò per anni alla tua porta. E tu non aprirai: non potrai sentirmi. Sono solo, sarò solo.
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La vita non ha pietà
La vita non ha pietà. Puo fare così male da dilaniare lo spirito più saldo. Ti regala un respiro lento e pesante. Vivere vuol dire amare. Amare vuol dire ferirsi. Chiunque abbia amato porta una cicatrice. Io ne ho tante e devo ringraziare solo me stesso: me le sono cercate e meritate tutte. Le porto come porto i miei tatuaggi: con convinzione. Le ferite sono il nostro specchio. Ogni tanto me le guardo e ne sono quasi orgoglioso. Sono i cardini su cui ci poggiamo quando il tempo passa e fa dimenticare tutto il resto, tutto il bene e tutto il male. Sono i segni che tracciano il percorso, spesso molto doloroso, del nostro vivere privato. Ricordiamo di esser vissuti perché le abbiamo addosso; perché ci pungono da dentro. Oggi mi fanno tutte male e quella ancora aperta è lì che sanguina…
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Cento anni di Montanelli
Cento anni fa, il 22 aprile del 1909, l’anno di immissione in commercio delle prime macchine da scrivere portatili, nasceva a Fucecchio, in provincia di Firenze, Indro Montanelli, giornalista dallo stile unico, carismatico, ottimo scrittore e colto storico. Seguì il padre, preside di Liceo, nei suoi spostamenti a Lucca, Nuoro e Rieti, ove frequentò il Liceo, dando inizio a una vita straordinaria e avventurosa. Laureatosi in Giurisprudenza, iniziò a scrivere su riviste e periodici divenendo amico di Longanesi e Prezzolini; passò poi a lavorare come reporter di prestigiosi giornali esteri.
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Esiodo, il poeta e il potere
La Teogonia, cioè la "nascita degli dei" è un poema didattico, nel quale Esiodo raccoglie e rende sistematico un complesso di miti e tradizioni orali concernenti le divinità. Il mondo divino, come già nei poemi omerici, rispecchia la cultura e la gerarchia del mondo umano. Ma Esiodo riflette in prima persona sulla sua funzione, che è metaforicamente adombrata nel suo rapporto con le Muse, come viene descritto nei primi cento versi della Teogonia.
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Il sangue di Giuda

Giuda ha veramente tradito Gesù Cristo? E che vuol dire tradire? La nostra incapacità di comprendere ci domina. Ci si avvicina a capire, non si capisce. Il nuovo ordine di cui parlava Gesù, l'eversore di Galilea, comprende in una sola unità la terra e il cielo, questa vita e la vita eterna. Non è che un concetto, ma il cercare di adeguarsi, secondo lui, è già partecipare al regno secondo la propria comprensione. A ognuno è chiesto secondo quanto può, non di più. Cosa poteva Giuda? C'è un momento nel quale Gesù spiega che per ottenere la vita eterna si deve 'essere buoni'. Perché i discepoli si rattristarono nell'udire questo comandamento? Forse si sentivano ancora troppo grossi per attraversare la cruna dell'ago.

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